lunedì, dicembre 27, 2004

Cala la nebbia e si chiude il sipario

Cala la nebbia e si chiude il sipario, scende la strada lentamente ruzzolando per le colline infreddolite di una cieca notte di dicembre. Si spengono le luci e si accendela poesia, la sera ha smesso di procacciare calore e l'infinito buio si apre davanti al precipizio delle nostre anime.
un viandante si inerpica sui ciottoli attaccati sulla secca strada attorniato da gatti randagi attratti dal suo procedere lento e martellante. Tutto intorno si cela il silenzio assordante di questo crepuscolo assopito nelle quinte di questo atto di vita. Prima che la scena si apra, i passi pesanti e spossanti si ripercuotono sulla terra umida della campagna dormiente, battono con un'eco impertinente, sfiorano i sassi levigati degli itinerari tortuosi che si infiltrano tra vecchie mura e solide pietre. Urla quel muto suono di nulla, vagamente percosso da familiari e quotidiani gemiti di una vita che si risveglia. E la nebbia si dirada, e il sipario acenna l'apertura. Inizia il primo atto, chi è di scena si prepari. E tra il battito tachicardico di un'emozione nascente, tra il fremito insostenibile di un debutto agognato, il viandante irrompe sulla tavole ignaro e incosciente. Ma insostenibile il suono, accecanti le inaspettate luci, non si percepisce il suo andare, il suo venire o il suo partire. Figura grigia dalle impercettibili sfumature, sinistra immagine dai contorni sfocati, questa ombra, ombra di una vita ormai spenta, vaga per un palco ancora vuoto cercando un figurante che dia voce alle sue mute battute.

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